Archivio per febbraio, 2018

Genitori di una ginnasta Genitori di una ginnasta 11 febbraio 2018 - Simone Gambini Come ogni anno febbraio segna l’inizio del Campionato individuale per i nostri figli. Pomeriggi interi vissuti in palestra al loro fianco. Da genitori partecipiamo forse con maggiore tensione rispetto a loro, perché magari qualche volta dietro l’attività sportiva dei nostri figli c’è – ahimé -  la nostra egoistica voglia di rivalsa per traguardi sognati e mai raggiunti: ma non sempre è così, fortunatamente, credo che più spesso c’è il nostro amore che ci porta a volere per loro il massimo ed anche difenderli dalle delusioni della vita. Dopo alcuni anni in cui da genitori stiamo seguendo e sostenendo, con mia moglie, la passione delle nostre figlie, mi sento di condividere alcune riflessioni, senza alcun tipo di presunzione. Lo sport, ed in questo caso la ginnastica, rappresentano un’importante scuola di vita per le nostre bambine; imparano cosa significano il sacrificio e le rinunce per raggiungere qualcosa di grande, imparano che nella vita si raggiungono gli obiettivi insieme ad altre persone, imparano che vincere è bello, ma che vincere le proprie paure e riconoscere le proprie capacità ed i propri limiti è ancora più bello e più utile per la vita di ogni giorno. Vedere le bambine, in pedana e poi a fine gara in attesa delle classifiche, stare allegramente insieme alle altre con cui hanno gareggiato, non come avversarie ma come amiche e compagne di viaggio, è un grande esempio ed insegnamento anche per noi. In questi anni abbiamo anche imparato l’importanza del ruolo: c’è il ruolo dell’atleta, del genitore e dell’allenatore, ognuno con un compito diverso, ma tutti impegnati nel raggiungere il traguardo della crescita sportiva e caratteriale dei nostri figli. Nessuno è indispensabile, ma tutti siamo importanti. A Recanati, grazie soprattutto anche al coordinamento dello staff tecnico e dirigenziale, stiamo vivendo l’esperienza di un essere gruppo genitori, cioè persone unite dal comune denominatore di avere sì i figli in palestra, ma, in quanto gruppo, capaci di essere amici e fare unità quando c’è bisogno. È stato un piacere vedere, sabato 3 febbraio scorso, nella palestra di Porto San Giorgio in occasione della prima prova del Campionato Regionale GAF Categoria Gold, noi genitori sugli spalti assistere e partecipare insieme all’impegno delle nostre figlie con i vari attrezzi, con la consapevolezza di averle affidate a persone che le amano prima come persone e poi come ginnaste, che desiderano che crescano in modo sano e che poi diventino anche brave in questo sport. È stato un piacere vederle affrontare le difficoltà degli esercizi, qualcuna con determinazione, qualcuna con il sorriso, qualcuna con la paura di sbagliare, e poi gioire di quanto fatto. C’è anche il rammarico e magari una lacrima per l’errore commesso, ma è da qui che si riparte il giorno dopo in vista della gara successiva. Ovviamente, senza essere ipocriti, fa piacere vedere che ti porti a casa un primo e terzo posto con le L2 Aurora e Rachele, ed un secondo posto con la L4 Gaia; ti dispiace che per pochissimo Elisa e Giulia non vanno sul podio, è chiaro…si gareggia anche per i risultati. Ma vedere il sorriso di tutte, soprattutto di chi non aveva speranze di podio e nonostante ciò ha fatto una gara divertendosi e facendo divertire tutti, allenatori e genitori, è la vittoria di tutta la squadra agonistica. La ginnastica è uno sport bello ma “sfigato” (passatemi la licenza poetica). È raramente sotto i riflettori, non girano i soldi degli sponsor come in altri sport; in più, per affrontarla servono impegno, allenamenti costanti, ore ed ore in palestra per imparare un singolo gesto tecnico, mesi di allenamento per un esercizio di pochi secondi, per una o due gare di campionato (tre se ti va bene e passi il turno); se poi magari ti prendi l’influenza la settimana prima o cadi dalla trave in allenamento e ti fai male… I tuoi amici ed amiche stanno a passeggio o ad una festa di compleanno e tu ad ascoltare la Giuliana, il Vincenzo o l’Asia di turno (per fare alcuni nomi, non me ne vogliano gli altri allenatori) che insistono e ti sgridano perché non tiri le punte, non sei particolarmente espressiva o quando fai errori che i comuni mortali non riescono a vedere (manco ci fosse il VAR anche in palestra…). Poi magari con il broncio o con una lacrima scesa silenziosamente sulla guancia, torni a casa il pomeriggio tardi (…e devi fare pure i compiti…) e non appena hai cinque minuti liberi prima di cena, vai in soggiorno e trasformi il tappeto nella tua personalissima pedana del corpo libero. Ditemi se non è vero… La ginnastica è così, inizi ad amarla e poi non puoi farne a meno. Noi genitori, se vogliamo davvero essere vicini ai nostri figli, dobbiamo semplicemente fare i genitori e non gli allenatori, essere al loro fianco e sostenerli mantenendo il nostro ruolo. Insegnare loro che devono imparare a riconoscere i loro limiti ed a vivere lo sport come anche la scuola, sfruttando tutto quello che hanno dentro di loro; non è importante quanto alto sia l’obiettivo da raggiungere, ma come lo si raggiunge. Ecco allora che una vittoria ha lo stesso valore di un ultimo posto, se hai la consapevolezza di avercela messa tutta, sia in gara che in allenamento. Il grande campione olimpico Alex Zanardi, la cui storia conosciamo tutti, ha ottenuto i risultati più importanti della sua carriera sportiva dopo il terribile incidente che lo ha privato delle sue gambe. La vita che gli si è presentata davanti era totalmente diversa da quella sotto i riflettori vissuta fino a quel momento, sembrava ormai tutto finito. Alex ha accettato la sua nuova condizione ed è ripartito proprio da lì. Lo ha guidato la metafora dei cinque secondi: quando pensava ormai di non farcela più, in cui aveva dato tutto ed era stremato dallo sforzo per una gara massacrante, si è detto: “Ancora cinque secondi…” e proprio in quei cinque secondi ha ottenuto l’inimmaginabile. Aiutiamo i nostri figli a vivere “i loro cinque secondi”, nello sport e soprattutto nella vita. Leggi tutto Condividi
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